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70 anni di gioie e dolori

Alla soglia del settantesimo Festival della Canzone Italiana, semplicemente conosciuto come il Festival di Sanremo, se ne sono già dette di tutti i colori, già tanti i fatti che hanno fatto discutere, e chissà quanti ancora lo faranno.

Ma se di colore vogliamo parlare, sicuramente è quello dell’ eleganza che da anni contraddistingue il Festival di Sanremo, come una delle più importanti vetrine per gli stilisti e le maison di moda di tutto il mondo, le quali conoscono l’ importanza di un evento televisivo seguito in eurovisione da più di quindici milioni di persone.
Nato per incrementare il turismo nella “stagione morta” nel comune ligure, il Festival di Sanremo, oggi è un appuntamento annuale della televisione nazional-popolare. Tutti lo criticano ma si è  talmente appassionati che non se ne può far a meno, esso è per antonomasia un evento da “gran” sera, dove la sartoria italiana e non solo, da sfoggio di sé.
Oltre che Festival della Canzone, la kermesse sanremese si è da sempre contraddistinta per lo sfarzo degli abiti sfoggiati nel corso delle serate che compongono la gara. La moda ovviamente – con protagonisti gli outfit di conduttori, cantanti e super-ospiti – è al centro dei riflettori insieme alle canzoni in gara, un vero fatto di costume.

Infatti, nel 1951, l’abito bianco modello new look ricamatissimo, indossato da Nilla Pizzi, la quale vinse il primo Festival di Sanremo con “Grazie dei fior”, divenne subito imitatissimo.
La scelta degli abiti indossati dai cantanti, tuttavia, non è sempre stata appannaggio degli stessi. In effetti, durante i primi anni del Festival gli artisti in gara non avevano alcun potere decisionale sul proprio look, scelto dagli organizzatori.
E’ il 1960 l’anno della “rivoluzione”: per la prima volta, ogni artista ha la facoltà di scegliere da solo cosa indossare. Ognuno di loro sfoggia abiti alla moda, di pregio e molto costosi. Jula De Palma e Nilla Pizzi battono ogni record spendendo ciascuna, per il proprio abito, un milione di lire.

Nada, Festival 1969, la timida liceale di 15 anni con “Ma che freddo fa”. Indossa un miniabito bianco con maniche svasate in pizzo macramè e grandi margherite. Look Hippie Chic che si ispira allo stile giovane tanto alla moda a Parigi, a Londra e in America.

Nel 1986, lo stile di Gianni Versace è indossato da Loredana Bertè, con un abito realizzato in pvc nero con borchie sulle ampie spalline, pancione finto in vista e seno puntuto. Canta il brano “Re” e raccoglie più critiche che consensi, tanto da farle sciogliere il contratto con la casa discografica.

Alba Parietti nel ruolo di co-presentatrice, a fianco di Pippo Baudo re indiscusso del Festival, indosserà nel 1992, un long dress con coda in paillette nere e cristalli, disegnato da Raniero Gattinoni, affermatissima griffe italiana.

Anna Oxa, fa parlare del suo outfit, a causa, non della griffe o del costo importante dell’ abito, ma perché “È rimasta in mutande. Non è una metafora: gli slip affioranti di Anna Oxa, maliziosamente esibite oltre l’orlo dei pantaloni durante la prima serata di martedì, hanno gettato molti spettatori e giornalisti nello scompiglio” citando La Gazzetta del Sud del 25/2/99.

Nei primi anni del nuovo millennio, Giuni Russo si presenta in gara al Festival di Sanremo del 2003. Malata quasi terminale esibisce con fierezza il capo privo ormai della sua storica chioma con ciuffo cotonato, per l’occasione tatuato all’henné. Rigoroso ed elegantissimo il tailleur firmato da Gianfranco Ferré, dalla cui giacca sfiancata fuoriesce una camicia in organza color canna di fucile.

Abiti lunghi e vestiti molto simili nella forma a quelli di una fata turchina, che ricordano Elsa del cartoon Disney “Frozen“. Madalina Diana Ghenea, bellezza romena di 27 anni, 1 metro e 80, ha indossato per la finale sanremese del 2016 le creazioni del libanese Zuhir Murad.

Da lì in poi molti sono gli abiti di alta moda che si sono visti indossare da cantanti, vallette e ospiti, diremo per tutti i gusti e per qualsivoglia stilista favorito, anche il famoso abito indossato da Belen Rodriguez, che si ricorda più per quello che ha lasciato vedere, che non per l’ abito in se stesso.

Ma dedichiamo un trafiletto alla Moda Uomo, fin dai primi Festival sempre incorniciati in smoking o comunque abiti molto classici, anche se nell’ anno 2000 Fabio Fazio indossa un completo rosso, che sembra più tirolese di chiunque altro, sicuramente andando contro tendenza, ma ci permettiamo, nonostante la stima che abbiamo di Fabio Fazio, anche contro il gusto generale.

Momento di eleganza maschile, è avvenuto con Achille Lauro (2019) e l’ abito disegnato per lui da Carlo Pignatelli, che si sposava con tutti i tatuaggi e i piercing dell’ artista, dando un idea di eleganza oltre.
Quando arriva Claudio Baglioni, oltre a trasformare il Festival in un suo concerto con tanti ospiti, ha cominciato ad indossare giacche un po’ più estrose, contagiando anche il suo co-conduttore del 2019 Claudio Bisio.

Giacche stravaganti che siamo abituati a vedere anche addosso al prossimo conduttore Amadeus, nel suo programma I Soliti Ignoti, chissà se per le cinque serate dell’ evento musicale italiano dell’ anno esagererà o manterrà alta l’ asticella della moda italiana.