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Non si scopre certo ora che il genio di Leonardo da Vinci, inventore, pittore, scultore e scienziato nella sua creatività ha toccato diversi ambiti, lontani tra loro ma che hanno saputo attrarre la curiosità e l’ingegno del maestro vinciano. Tra le tante sue invenzioni, Leonardo ha lavorato anche alla modernizzazione del telaio per la tessitura e sui tessuti stessi sui quali ha fatto notevoli studi, come sulla resa del tessile in pittura e scultura nonché sull’elaborazione tecnico stilistica degli abiti ritratti nei suoi dipinti. Nel Cinquecento, dopotutto, il tessile era tra le attività più prolifere, così come raccontano gli scambi commerciali con le Fiandre.

Leonardo ha dedicato anni di studio ai macchinari tessili. Di questo non sono rimasti solo schizzi ma veri progetti che lasciano poco spazio alla fantasia. L’attenzione che Leonardo poneva allo sviluppo industriale mostra il suo lato pragmatico che contrasta con quello artistico e ideale.

La lavorazione di lana e seta già ai tempi di Leonardo era un’eccellenza ad alto tasso di specializzazione e fonte economica importante. Tra il ‘300 e il ‘400 la concentrazione di opifici era diffusa nelle zone di Lucca, Firenze, Siena, Arezzo, Pisa e Prato. Leonardo però applica gli studi sulla produzione di tessuti a Milano, dove al suo arrivo si lavora molto sulla seta. Con l’ingegno migliora macchinari già esistenti, nati nel ‘200. Il suo telaio meccanico l’ha creato osservando quello manuale.

Negli stessi anni in cui lavora al Cenacolo e al Cavallo, studia le fasi della realizzazione del tessuto, dalla filatura alla tessitura, in disegni caratterizzati da un’incredibile completezza progettuale e da un segno grafico dettagliato e sofisticato. I panneggi degli abiti, la consistenza dei tessuti dipinti con dovizia dal pittore e i dettagli a “nodi” ci restituiscono tutto l’ingegno dell’uomo. Migliaia di pagine in cui Leonardo illustrava pensieri e intuizioni, che ci permettono oggi di ricostruire le sue straordinarie scoperte. Tra esse, alcune riflessioni si soffermano su questioni di stile e moda: egli progettò macchine tessili per gli Sforza, disegnò una particolarissima cintura (che si può osservare nel suo celebre quadro ‘La dama con l’ermellino’) caratterizzata dai famosi nodi vinciani, divenuti poi una sorta di ‘firma’, che utilizzò anche per il design di bracciali. Tra i suoi appunti, non mancano i bozzetti di un vestito, con studi sulle maniche di un probabile costume per teatro.

Tutto inizio’ durante il Rinascimento con la comparsa di sei disegni che rappresentavano sei diversi nodi e intrecci attributi a da Vinci e poi copiati dal pittore e incisore tedesco Albrecht Düren. Da allora, ossia a partire dal 1520 opuscoli con disegni per tessuti vennero pubblicati sistematicamente dando vita a quelle che oggi sono considerate le riviste di moda. Questi opuscoli, che divennero un immediato successo, furono subito adottati a tutti i livelli della società’, in un’epoca in cui i tessuti decorati venivano considerati un mezzo espressivo sia nell’arredamento che nell’abbigliamento.

Fra le tante attivita’ in cui fu impegnato Leonardo, al tempo della sua permanenza alla corte di Milano, ci sarebbe stata anche l’invenzione di numerosi abiti per gli Sforza. Alcune documenti, tra il 1490 e il ’93, parlano di abiti speciali, descritti come ”belle invenzioni”, confezionati per la duchessa di Milano, Isabella d’Aragona, per il duca Ludovico il Moro, per Beatrice d’Este, Anna Sforza e Massimiliano d’Austria. Per la ricercatrice Paola Venturelli ”ci sono buone probabilita”’ che questi sontuosi ed originali abiti fossero scaturiti dall’invettiva sperimentale di Leonardo. Quei vestiti di velluto damascato che avevano affascinato gli ambienti della corte milanese erano stati confezionati anche con fodere lavorate che provocavano effetti visivi ambigui. Una stoffa affine era stata escogitata in quello stesso periodo da Leonardo: il maestro pensava, infatti, a dei groffati, resistenti all’acqua, dagli effetti ottici marcatamente allusivi.

 

Il primo impermeabile fu disegnato da Leonardo da Vinci. Il genio rinascimentale aveva progettato anche una macchina, simile alla calandra, per realizzare un tessuto resistente all’acqua, simulante il ”cammeloto”, cioe’ una fodera cangiante. La variante ideata era quella del ”cammelotto setoso”, confezionato tramite un collante e la forza della pressa. A rivelare uno degli aspetti meno conosciuti dell’invettiva del grande artista toscano e’ uno studio di Paola Venturelli, ricercatrice dell’universita’ di Losanna, basato in particolare su una nuova interpretazione del codice leonardesco Weimar conservato al Getty Museum di Malibu e sul rinvenimento di alcuni documenti inediti nell’Archivio di Stato di Milano.