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Nel pensare ad un bicchiere di vino, sia rosso, sia brillante come lo Champagne difficilmente lo immaginiamo nelle mani di una persona trasandata e malvestita. Anche nell’eccezione del classico bicchiere di bollicina a bordo piscina o sulla barca, possiamo pensare ad un costume da bagno di ottima fattura, magari, nel caso di una signora, accompagnato da un pareo prezioso e made in Italy, ma sempre di Alta Moda

Anche il mercato del vino come l’abbigliamento, è fortemente influenzato dalle tendenze e vive una forma di moda. Ecco che qualche anno fa, il vino rosè, sia fermo che con le bollicine, ha vissuto un periodo di grande lustro tanto da rimpiazzare il vino bianco che d’estate la fa da padrone. Abbiamo avuto in quel periodo calici levati al cielo, con sfavillante scintillio roseo degni delle più preziose collezioni di Cartier.
Oggi con la ricerca della sartoria, della naturalezza, del “fatto come una volta”, del piacere del non contraffatto ci troviamo sia nel vino che nella moda a parlare dell’eco-friendly.

Ve ne sarete ormai resi conto: eco-friendly è la nuova parola d’ordine per quasi tutto, soprattutto nei settori trainanti dell’economia italiana come la moda e la produzione vinicola. E questo essere eco solidali è una bilancia a due piatti dove da una parte abbiamo la tradizione e dall’altra l’innovazione.
Sul primo piatto della bilancia che pesa la moda e l’abbigliamento abbiamo due realtà che resistono all’evolversi dei tempi e portano avanti la tradizione a testa alta. Una di queste è l’azienda Tessitura Luigi Bevilacqua, nata nel 1875, è una delle poche che ancora realizza tessuti damascati e broccati utilizzando lo speciale telaio Jacquard. Questo, messo a punto da Joseph Marie Jacquard, permette la realizzazione di disegni unici e più disparati sfruttando un sistema di schede forate e pesi per muoverne i fili.
Vi è poi l’artigiana Chiara Vago, ultimo maestro di bisso marino, o seta di mare. Con sede a Sant’Antioco, Sardegna, ottiene la materia prima dalla Pinna Nobilis, una conchiglia che può raggiungere il metro e mezzo di altezza e che produce delle bave con funzione di radici. La signora Vago utilizza soltanto alcuni centimetri finali di queste, per preservare l’organismo, per ottenere una seta di mare color giallo brillante.

L’innovazione, invece, ha avuto un’importante parte nella produzione tessile sia in quanto rielaborazione di tessuti già conosciuti, sia in quanto creazione di fibre sempre più nuove. Nel primo caso è dovere nominare il fatto che i ricercatori stanno svolgendo esperimenti per tingere il cotone già nella sua fase di crescita, innestandolo con altre piante che gli conferiscono dei colori rossicci. Nel secondo caso, già da anni è ben nota, la microfibra. E più recentemente ancora è stata sviluppata nei laboratori anche la nanofibra. Queste, ad essere precisi, non si distinguono per il materiale di cui sono composte ma bensì per le tecnologie applicate per ottenerle. Tecnologie all’avanguardia e che di certo tra qualche anno verranno superate da prodotti sempre più tecnologici.
Osservando la bilancia della produzione vinicola, troviamo sul primo piatto tutte quelle aziende che si dedicano alla coltivazione biologica e biodinamica. È il caso dell’azienda Gravner, localizzata in Oslavia, una frazione di Gorizia nel Friuli Venezia Giulia a ristretta distanza dal confine con la Slovenia. Il proprietario, Joško Gravner, ha affermato «Se esiste una Verità nel vino, quella Verità è nella Natura e nel Tempo». Natura e tempo sono infatti gli unici strumenti con i quali vengono coltivate e curate le vigne, i cui frutti vengono raccolti manualmente e poi messi a vinificare in enormi anfore di terracotta anziché nelle classiche botti di legno.

Questo ci porta ad analizzare l’altra metà di questo eco equilibrio. Una realtà che rappresenta l’incontro e la fusione delle eccellenze italiane di cui stiamo parlando: moda e vino. Si tratta della Vegea, prodotta dall’omonima compagnia: un’eco-pelle interamente vegana ed eco sostenibile. Viene infatti realizzata trattando gli scarti della produzione del vino, che ogni anno ammontano a ben 13 milioni di tonnellate, ottenendo un composto al quale viene dato l’aspetto del pellame.

Possiamo quindi dire che non solo l’Italia eccelle nei settori abbigliamento e vino ma è anche in grado di stare al passo coi tempi, che essi comportino innovazione o riscoperta dell’antichità.

Ringraziamo Sara Tinelli, senza la quale non sarebbe potuto venire alla luce questo articolo.