fbpx

 

Una vita per l’Alta sartoria Italiana

Intervista al nuovo Presidente Nazionale Moda Confartigianato 

Tra le ombre di quest’Ottobre 2020, un vero faro di luce nell’eleganza è la nomina a Presidente Nazionale Moda Confartigianato di Beniamina Neris Zecchin, insegnante in una scuola di moda, prima, ora a tutti gli effetti sul campo dell’Alta sartoria italiana con l’Atelier che porta il suo nome, di via Forcellini a Padova.
Padovana di origine, Neris è stata una ragazza fortunata poiché nata in una famiglia dove il padre ricamava e cuciva. Vicino a casa ha una vicina che lavora ai ferri e lei la emula lavorando i ferri, usando delle vecchie forcine sformate, pur di dar vita alla moda che respira già dentro di lei.
A sette anni, confeziona la sua prima gonna, utilizzando un vecchio cappotto della nonna, conservato dalla mamma quale ricordo della stessa, ma comunque realizzando quello che nelle dita era fremente di uscire, la sartoria italiana.
Ricordo ancora”, dice Neris, “quando dopo la scuola mi accingevo tra i sacchi di scarti di tessuto, che trovato strada facendo, all’esterno di un magazzino di un azienda tessile. Portavo a casa di tutto, pur di poter cucire e creare gli abiti più fantasiosi che mi saltavano alla mente, anche se con materie di poco pregio.”
A ventuno anni, dopo la maturità inizia ad insegnare in una scuola di moda, manifestando il suo programma di sartoria per fare emergere nuove sarte di stile italiano. Il suo impatto con l’insegnamento è stato molto cauto, in quanto la sua timidezza e umiltà, non la faceva sentire all’ altezza di poter trasmettere il suo sapere, che invece Neris, sulla moda e la sartoria perfezionata era già afferratissima, tanto che subito dopo aver conosciuto il suo futuro marito, la chiamano in televisione.
Infatti su Tele gamma 5, piccola emittente locale di Padova, Neris su richiesta dell’azienda Pizzato, distributore di macchine da cucire, si trova a presentare vere e proprie lezioni di sartoria italiana, che oggi chiameremo tutorial, affiancate alla promozione dei nuovi modelli di macchine presentate dall’azienda.
Attraverso altri istituti, ha continuato ad insegnare la sartoria italiana, fino a quando nel 2004 ha deciso di aprire il suo atelier, per poter tornare a cucire e creare i grandi abiti di sartoria su misura, affiancata anche dalla figlia Lorena. L’anno di fondazione dell’atelier, fu molto difficile, poiché vide la perdita di due persone importanti, il padre e la suocera, ai quali Lei era molto legata, ma la sua tenacia non venne meno ed oggi continua la sua attività di alta sartoria, al quale affianca qualche lezione personalizzata su richiesta.

Noi, nel nostro piccolo abbiamo voluto fare qualche domanda al Presidente nazionale moda Confartigianato, associazione che patrocina tutti i nostri corsi.

Lei deriva dall’insegnamento in una scuola moda come la nostra di Verona, come considera oggi l’insegnamento della sartoria?
Negli anni 70/80 le scuole di sartoria, fornivano un testo ed era rigore seguirlo alla lettera, un testo che talune volte non era così autorevole. Ogg
i l’insegnamento nelle scuole statali è un po’ carente, poiché i docenti, secondo la legge, non hanno tra i requisiti il dovere di aver maturato un esperienza sufficiente nell’Alta sartoria, ma basta semplicemente un diploma di maturità. Alta Sartoria Fashion School, la vostra scuola, è fortunata poiché il fondatore e docente, Tommaso Tedesco, è un sarto/modellista/stilista da più di ventisei anni e riesce a trasmettere quei segreti e conoscenze che solo l’esperienza ti porta ad avere come bagaglio personale.

Ha aperto l’atelier nel 2004, cosa l’ha portata a fare una scelta così coraggiosa?
La voglia di respirare la moda e la sartoria, la voglia di dare una possibilità a mia figlia, il fato e tutte una serie di avvenimenti mi dicevano inizia e vedrai… e così è stato.

Nel rapporto del cliente con la sartoria, quanto è importante, la tempistica, il prezzo, in un momento dove tanto è veloce e immediato?
Il prezzo conta perché è il numero finale che resta impresso nelle persone di oggi, ma basta manifestare la qualità di un abito su misura. Il fatto che un abito fatto con tessuti pregiati, a differenza del mercato dell’ abbigliamento industriale, ha una durata superiore e non passerà mai di moda. Portare a pensare gli ospiti dell’atelier che gli abiti su misura, vestono prima l’anima e poi il corpo. La tempistica è regolata dalla fattibilità del capo e non tange sull’ utente, perché si rende conto che il capo necessità di precisione e finezza.

Con l’avvento di questa emergenza sanitaria, come è cambiato il rapporto con l’eleganza, dato anche il nuovo fenomeno dello Smart working, quindi dove si lavora da casa in abiti meno formali?
In questo momento qualche ordine è saltato, poiché c’è un po’ di timore, ma chi aveva voglia di vestire bene prima, lo fa anche adesso. La forbice di benessere si è allargata, quindi ho sempre clienti che mi commissionano capi importanti.

 

 

Da anni all’interno di Confartigianato nel settore moda, recente la carica di presidente moda regione Veneto e ora la presidenza moda di tutta la nazione. Quanto è importante essere parte di un’associazione che unisce altri maestri della sartoria come Confartigianato?
Fondamentale l’appartenenza ad un’associazione di categoria come Confartigianato. Vedi, questo è un mestiere che spesso viene svolto in solitaria e spesso si tende a non guardare oltre la propria “vetrina”. Entrare in Confartigianato, dà la possibilità di confrontarsi con altri maestri artigiani della sartoria e non solo. Creare l’unione non per la propria pubblicità, ma per promuovere l’alta sartoria italiana, quale caposaldo della nostra cultura, che oggi si sta arenando nelle mani di operai non completamente specializzati.

Ora che è il presidente nazionale del settore moda artigiano, quali novità le piacerebbe apportare all’alta Sartoria Italiana?
Talvolta, per combattere la guerra dei prezzi, il Made in Italy, non è sempre fatto da italiani, seppure fatto sul territorio italiano. Il nostro grande obiettivo sarà accertarsi che il Made in Italy, venga sviluppato da artigiani italiani come le vostre allieve/i.

Con lei in regione Veneto troviamo il fondatore di Alta Sartoria Fashion School, Tommaso Tedesco quale vicepresidente moda, quale consiglio si sente di trasmettere a lui?

Tommaso è bravissimo, un grande maestro dell’alta sartoria italiana, ha sempre lavorato al meglio fino a qui e sono orgogliosa di averlo al mio fianco in regione. Il consiglio che mi sento di manifestargli è di non stancarsi mai, di continuare a cercare nuovi confini, e trasmettere questa continua ricerca alle sue allieve/i.

Cosa si sente di dire agli allievi/e della sartoria che stanno emergendo in questi anni da scuola di moda come la nostra di Verona?

Che il nostro lavoro, la sartoria, è un arte, non si impara completamente con 2/3 anni di scuola tradizionale, necessitano di un istruzione più specifica, in una scuola professionalmente avanzata e consiglio almeno dieci anni di esperienza nel campo lavorativo.

L’ultima domanda la poniamo al suo cuore e alla sua passione per la sartoria nel rispetto della grande maestria che la circonda, è come una volta vorremmo che potesse regalare una perla, un piccolo segreto di sartoria, per le nostre allieve… Quindi le chiediamo ha un segreto legato alla sua professione che si sente di poter fare dono, e che sono sicuro resterà fondamentale bagaglio delle nostre allieve/i?

Non c’è un segreto vero e proprio, i nuovi testimonial della sartoria italiana, devono sentire un fiamma dentro, la passione vera, quella è essenziale. Un domani, dovranno poter dire al cliente, con fermezza e decisione: “Sente di fidarsi di me?”, dovranno acquisire la fiducia del cliente con l’umiltà e la professionalità, capire e respirare il cliente e trasmettere a quest’ultimo che, sentita la sua esigenza, noi ci immaginiamo già l’abito addosso a Lui/Lei.