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Le Flapper non sono mai démodé

Si dice che la moda sia qualcosa di passeggero ma, come in tutte le cose, v’è sempre un’eccezione. Infatti, a distanza di un intero secolo, quella lanciata dalle ragazze flapper è ancora in auge.

Le flapper sono le ragazze che, nel mondo anglosassone, avevano completamente stravolto i cosiddetti “anni ruggenti”, decade fortemente caratterizzata da una decisa crescita economica, da turbolenza politico-sociale e dallo scambio culturale tra gli Stati Uniti ed il Vecchio Continente, tanto da essere al centro dell’interesse di ogni ambito artistico.

Fu la crisi del 1929 a determinare il crollo di quest’epoca da sogno per ogni dove, tranne, appunto, nel mondo della moda rivoluzionato dalle flapper. Ma chi erano queste ragazze? E soprattutto, che tipo di cambiamento avevano apportato dopo l’età vittoriano-edoardiana e la Prima guerra mondiale?

Il termine slang flapper deriva dal verbo inglese “to flap” e si riferisce allo sbattere delle ali degli uccelli quando imparano a volare; il modo di ballare a suon di jazz e di atteggiarsi di alcune giovani donne delle prime due decadi del ‘900 ricorda ai loro contemporanei proprio questo movimento, venendo quindi ad indicare una qualsiasi ragazza molto vivace ed esuberante.

In un momento di cambiamento, dopo anni di restrizioni dovute in primis alla guerra, alcune ragazze iniziano a ribellarsi ai canoni imposti dalla società e si fanno portavoce dell’emancipazione femminile e, di conseguenza, dell’affermarsi della donna moderna: non sono più l’angelo della casa, ma fumano, bevono alcolici, guidano automobili in autonomia e ballano il Charleston, il primo ballo in cui si poteva danzare anche non in coppia.

Inutile dire che questo loro essere disinibite e, in un certo senso, avanti coi tempi, avesse destato un grande scalpore soprattutto attraverso la stampa: già durante la fine del 1919, in un articolo del Times, le flapper vengono definite “independent, pleasure-seeking young women”.

Lo scandalo generale causato dal modo di porsi delle flapper durò ben poco negli Stati Uniti, forse anche grazie alla popolarità guadagnata attraverso numerose opere letterarie (famose quelle di F.S. Fitzgerald), artistiche e cinematografiche che le resero protagoniste.

Sempre qui, il mondo della pubblicità iniziò ad essere indirizzato proprio a loro: tutto, dalle vetrine di negozi ai prodotti per la cosmesi, dalle feste ad eventi pubblici vari, sembrava essere fatto su loro misura.

A distanza di un secolo, possiamo affermare che le flapper sono rimaste vive nell’immaginario collettivo, soprattutto grazie al loro intramontabile stile: sono loro le prime a scoprire le caviglie e a mostrare sempre di più le gambe in pubblico, accorciando gli orli delle loro gonne e dei loro vestiti, ma anche dei loro capelli, a tal punto da rendere iconico il loro taglio “à la garçonne”.

Stiliste simbolo delle flapper in assoluto furono le due rivali per antonomasia Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli, che impostarono un nuovo modo di vestire basato anche sulla comodità, dicendo addio ai corsetti e all’austerità degli abiti d’allora per far spazio alla lingerie, a linee geometriche e alla vita bassa, agli orli accorciati, alle paillettes, ai fili di perle e alle collane lunghe fino all’ombelico, alle frange, alle piume e agli accessori vistosi, alle scarpe con tacco medio e cinturino alla caviglia… insomma, si tratta di un insieme di elementi che continuano a fare parte dell’attualità e, quindi, mai démodé.

Michela Stenico